Chi arriva qui per la prima volta nota subito la forma del territorio: una lunga valle piatta, chiusa da due catene montuose parallele. A est la Sila, a ovest la catena costiera paolana. In mezzo scorre il Crati, il fiume più lungo della Calabria.
Il fiume
Il Crati nasce sulla Sila, attraversa Cosenza dove riceve le acque del Busento, e poi punta a nord percorrendo tutta la valle fino a sfociare nel mare Ionio nella piana di Sibari. È l'unico corso d'acqua calabrese di dimensioni significative, e ha determinato la storia di questa zona: la piana alluvionale che ha creato è la principale area agricola della provincia.
A Cosenza la confluenza tra Crati e Busento è anche il luogo a cui è legata la leggenda più famosa della città: la sepoltura di Alarico, re dei Visigoti, morto qui nel 410 dopo Cristo. La tomba non è mai stata trovata, ma la storia continua a essere raccontata.
Paesi in alto, vita in basso
Per secoli la piana è stata malarica e insicura, e gli insediamenti si sono sviluppati sui versanti, a mezza costa: da qui la fila di borghi antichi che si vedono guardando in alto da entrambi i lati della valle. Montalto Uffugo, Rende, San Fili, Luzzi, Torano Castello, Bisignano seguono tutti lo stesso schema.
Nel Novecento, con la bonifica e con l'arrivo delle infrastrutture, il baricentro si è spostato in basso: la statale, l'autostrada, la ferrovia e poi l'Università della Calabria hanno riempito la piana. Oggi quasi tutti questi comuni hanno una parte alta storica e una parte bassa moderna, dove abita la maggior parte della popolazione.
Il paesaggio agricolo
La piana del Crati è coltivata: agrumi, olivi, ortaggi, e sulle colline vigneti e frutteti. È un paesaggio che cambia molto con la stagione, dal verde intenso della primavera al giallo dell'estate. Le colline che salgono verso la catena costiera sono invece coperte da boschi di querce e castagni.
Perché è una buona posizione
Dal punto di vista pratico, stare in mezzo alla valle significa avere tutto attorno entro un'ora: Cosenza a venti minuti, l'Università a dodici, il mare a mezz'ora, la Sila a un'ora, i borghi a venti minuti in ogni direzione. È l'esatto contrario di quello che succede alloggiando sulla costa, dove per fare qualsiasi cosa che non sia mare bisogna mettersi in strada.
È anche una posizione strategica per chi è di passaggio: l'A2 corre lungo la valle, e lo svincolo è a sette minuti.
Un territorio che si legge dall'alto
Il modo migliore per capire questa geografia è salire su uno dei belvedere: il borgo di Montalto, il centro storico di Rende o la spianata del castello di Cosenza. Da lassù si vede tutto in una volta: la piana, il fiume, i due versanti montuosi e i paesi allineati a mezza costa.
Il Crati nella storia
La valle è stata per millenni un corridoio di passaggio. Nell'antichità la piana alla foce del Crati ospitava Sibari, la colonia achea proverbiale per la sua ricchezza, distrutta nel VI secolo avanti Cristo e poi rifondata come Thurii e successivamente come Copia romana. Il parco archeologico che raccoglie le tre città sovrapposte si trova a nord, a circa un'ora da qui.
Nell'entroterra, la valle è stata il territorio dei Bruzi, la popolazione italica che aveva in Cosentia il proprio centro principale. Con i Normanni prima e gli Svevi poi la valle assunse la configurazione che ancora si legge nel paesaggio: castelli sulle alture, abbazie nelle zone interne e paesi fortificati a mezza costa.
La bonifica della piana e la costruzione delle infrastrutture novecentesche hanno completato il quadro, spostando definitivamente il baricentro dalle colline al fondovalle.
È il tipo di paesaggio che non finisce sulle cartoline della Calabria, ma che racconta la regione molto meglio di una spiaggia.
Nel mezzo della valle del Crati — Affittacamere Gess
Tre camere con bagno privato a Taverna di Montalto Uffugo, con tutto attorno entro un'ora: città, università, mare e montagna.